Castello di Cagnò

Su di un viadotto della sp.p. 139 appoggiati su uno sperone roccioso denominato Castelaz vi sono i ruderi dell'omonimo castello.

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Descrizione

Castello

Quella che oggi è una penisola sporgente sulle acque, un tempo era la rocciosa sentinella a guardia delle valli più interne, di Rumo, di Bresimo, di Sole, sulle gole dei torrenti Noce e dell’affluente Pescara e dell’alta valle alle pendici del monte Ozol, sede di un insediamento primitivo fra i più noti dell’arco alpino. Sullo stesso sperone D.Reich indicava alla fine dell’800, tracce di presenze umane primitive che avevano prodotto una industria litica (lavorazioni di selci) risalente alla preistoria ed ascrivibile alla postazione di un castelliere.

L’indagine condotta negli anni ‘10 da R.Perini, ha dimostrato col ritrovamento di reperti, le indicazioni precedenti. Infatti in vari sondaggi sono emersi frammenti di ceramica, vasi di varie forme con bordo unghiato ed a bugne, selci lavorate a punta di freccia e per raschiatoi ed altri materiali fittili vari, databili tra il 2200 e il 2000 a.C., contigui a materiali più recenti dal neolitico alla tarda età romana.

La favorevole posizione dello sperone roccioso, non perse mai la sua importanza strategica nel passato, così nell’Alto Medioevo ebbe la ventura di divenire sede di uno dei castelli più fieri ed imprendibili dell’Anaunia, retto dalla famiglia dei Conti di Cagnò.

Il castello oggi quasi raso al suolo dall’incuria, dal continuo deposito di inerti e dalla crescita selvaggia di arbusti, presenta comunque una possibilità di lettura, sufficiente a capirne l’antica struttura. Un rilievo metrico eseguito il 28 dicembre1995 ha permesso di individuare alcune tra le murature portanti, negli anni seguenti la parte ad est ha subito diversi riempimenti con materiali inerti di risulta, che hanno modificato l’aspetto originario verso il ponte.

Verbale di rilievo:
All’arrivo dopo una sommario perlustrazione delle rovine, per avere una visione d’insieme, viene eseguito uno schizzo dei due prospetti che danno sulla strada statale. Si è proceduto al rilevamento della parete con gli strumenti a disposizione, cordelle metriche palme e una livella tascabile. Si sono misurati gli spessori delle mura, una
particolare attenzione è stata rivolta alle posizionature delle finestre ed alle eventuali svasature delle stesse nei muri e di eventuali altre situazioni o particolari (rientranze, buchi etc.).

Per primo si è fatto il rilievo di quello che molto probabilmente era il bastione centrale, ipotizzando sulla posizione della torre e di una scala interna al bastione. In seguito si è passati alla lettura-studio della parte esterna , dove esisteva una via di passaggio dal portone d’entrata alla porta d’accesso del bastione. protetta dal muraglione esterno, Il portone d’accesso era situato in basso a nord , rispetto al corpo centrale, oggi parte dell’istmo che si rivolge al lago, unica parte accessibile a quota media nell’antico. Successivamente sono state rilevate le misure della cisterna che è più o meno intatta e di forma circolare.

Durante il rilievo sono state scattate una serie di diapositive.

Nei pressi della cisterna è stato ritrovato un chiodo probabilmente tardo medioevale.

La riproduzione del complesso del castello è stata fatta in scala 1.500 mentre quella dell’edificio centrale in scala 1:200,

Analizzando le fotodiap, si è potuto ipotizzare la presenza di due corpi lignei a travature posti a diversi livelli sulla parte sud dell’edificio centrale (questo in base alla presenza di feritoie e fori a testa di trave, ma soprattutto alla mancanza di aperture di finestre almeno fino a quota di cinque metri). Si è ipotizzata la presenza di un ingresso nella parete est di una torre, sempre nell’edificio centrale.

Due disegni di J.Kolderer eseguiti nel 1526 (biblioteca di lnnsbruck), pubblicati dal Trapp nel 1965, mostrano seppur sommariamente l’aspetto del maniero verso Nord-Est e la pianta generica degli edifici. Il confronto fra i disegni fronte e pianta ed il rilievo del ‘95, permette di confermare alcune presenze, tipo la cisterna e i muri di cinta, ma lasciano molte lacune sulla grandezza e posizione effettiva degli edifici e delle torri.Dal disegno di Kolderer si deduce la presenza di almeno due piccole torrette (forse un ampio ercher) a nord-est ed un grande mastio a sud-est (Io stesso disegnato nel 1898 da T.Grubhofer.

Il palazzo più rilevante affiancato alle due torrette ed un edificio a nord sul muro di cinta, il primo muro di I metro di spessore avrebbe avuto merli ghibellini, così come tutta la cortina verso nord, compreso il 1° ingresso ad arco a tutto resto in pietra.

Il rilievo del 95, pone diverse alternative per una ipotesi ricostruttiva, infatti i muri di grosso spessore (da I m. a 1,30 m.), sono posizionati in divergenza, così come la cinta esterna; l’altimetria conferma il disegno di prospetto, ma non quella della pianta del Kolderer; infatti l’estrema regolarità rettangolare del complesso fortificato, si dimostra ben diversa- Solo dopo una ripulitura dell’area si potrà confermare la presenza di muri di vario spessore, che daranno esatta posizionatura e ruolo agli edifici interni ed esterni. Il contesto rilevato allo stato attuale indica due corpi distinti e la cisterna esterna ad essi. Ciò conferma il documento del 1365

“Viene investito dei vecchi feudi e della torre del castello Francesco di Filippo. Dal testo si capisce che l’edificio era in due parti distinte.

(Cod.Cles. Il.)” e quello del 1391 dal quale si deduce che esisteva una sola torre, contro le affermazioni di molti che vogliono la presenza di due torri: “il castello era diviso in due parti (Francesca ebbe il palazzo e Leonardo la torre).”

Rilevo di Castel Cagnò 1995 eseguito dal prof. Franco A.Lancetti

Ponendo come quota 0,00 la strada (pari a m.573 s.l.m.), si è rilevato un terreno a scendere verso sud sud ovest, con quota -3,00, al piano della vera della cisterna; poco più sotto sta un muro di cinta che regge il terreno verso l’ingresso, che scende a nord; a -4.50 sullo spigolo del palazzo, a -7,50 sul 2” portale della cinta; a -14,00 sulla presunta posizione del 1” portale posto sullo scoglio che imbocca lo sperone roccioso, sul sentiero salente a nord verso Cagnò paese. Il terreno a nord scende rapidamente e quindi la cinta rimane a quota -15.00 e -16,00. Un secondo terrazzamento a lieve pendenza rimane a ovest ed è variabile da -8,00 a -11,50, anch’esso retto da muri di circa 50 cm di spessore, a strapiombo sul lato nord-ovest. A lato sud, una cresta di roccia si erge a +3,70 affiancata alla strada, ma lo spazio che rimane verso l’edificio, circa 10 metri è probabilmente il campo di pertinenza ed è sufficiente all’uso di passo verso la cisterna

L’edificio secondo il rilievo, rimane comunque ragguardevole, misura nei ruderi 30 m. x 20 m. il primo corpo 20m x 15 m il secondo, che è affiancato diagonalmente quasi a 45°rispetto il primo e con un doppio muro a nord, quasi a reggere la spinta di un precedente muro crollato.

Il confronto della pianta rilevata, con l’incisione di Johanna von lsser Grossrubatscher indica l’ipotesi di una torre mastio nel primo corpo a sud, confermabile anche dal disegno del Grubhofer pubblicato in “Der Adel des Nonsberges” da C.Ausserer nel 1899; dove si vede bene lo sperone roccioso, l’arco bugnato in pietra del portale a nord-est ed il moncone del mastio.

Dietro il 2° palazzo, rimane il dubbio della cappella, posta molto in basso e probabilmente oggi sotto il livello della strada a sud. Nel lato est, secondo il disegno del Koelderer v’era un terzo edificio, di cui al momento non rimangono tracce. La cisterna abbastanza integra, ha una forma a pianta circolare di circa 9 m. di diametro, ma si sviluppa ellitticamente in verticale per 5 m., di cui almeno 2 di riempimento di detriti. L’accesso da sud è possibile attraverso una breccia, mentre la vera superiore ormai distrutta ha un foro di circa 50 cm, sbarrato con ferri (onde evitare incidenti agli ignari visitatori).

La parte sud dello sperone roccioso non presenta nessun muro di cinta, poichè esso è a strapiombo e quindi niente affatto accessibile dal fondo valle, che sprofonda oggi sul livello del lago ben oltre i 50 metri.

Anche oggi, pur con le acque dell’invaso artificiale che nascondono il fondovalle, si comprende che lo scoglio roccioso, un promontorio ancorato alle campagne di Revò (Clozet, Nosi, Pila, le Frate) inaccessibile da ogni parte, tranne che verso la lingua di terra della vecchia strada, era un formidabile bastione dominato, in più, dalle mura del castello. Gli scarsi ruderi rivelano comunque la pianta della fortezza quale ci è stata tramandata da un disegno di Jorig Kolder che qui sostò nel 1526. Il castello occupava lo scoglio con una serie di successive cinte entro le quali e sulle quali sorgevano i palazzi ricordati dai documenti. Una cisterna, molto ampia, di circa 9 metri di diametro, si spalanca a destra del sentiero, presso il muro sovrastante il prato che si affaccia sulla roccia a picco. Si dice che una breccia, aperta nella parete esterna, sia stata provocata per liberare un bue caduto nella cisterna. A giudizio di Aldo Gorfer “le murature superstiti sono assegnabili al XIII secolo e talune a quello precedente. Sono costruite con pietre squadrate, spesso bugnate, e qualche volta ciclopiche. La Muraglia sommitale, presso l’attuale strada, è quella di un palazzo addossato al mastio”. Il castello è cioè molto antico come “antica e potente” per ripetere la definizione usata da uno dei primi storici della valle, Virgilio Inama - è la famiglia de Cagnò. Gorfer dice che il castello fu feudo vescovile, concesso cioè dal Principe Vescovo, di cuna delle più ricche famiglie di ministeriali della Valle di Non. Essa prese nome da Cagnò e gia nei primi anni del 110 era insediata nella solitaria fortezza, nel burrone a guardia della strada che univa le due sponde del Noce. Un ponte infatti scavalca il fiume, sul fondo della gola, tra il Castellaz e le rive del Covel. Per Carl Ausserer, in Der Adel des Nonsberges tradotto nel 1985 dalla Mastrelli Anzilotti, della famiglia di antichissima origine tanto che compare nei primi elenchi delle donazioni fatte a San Romedio, “già nei primi tempi si formarono due linee: quella di Caldes con nome e stemma propri, e che perse ogni legame con la famiglia di Cagnò e quella di San Valentino presso Maia (Merano) che prese nome dalla propria nuova residenza pur mantenendo lo stemma originario”. Nomi della famiglia sono “menzionati spesso nei documenti vescovili alla fine del XII secolo e all’inizio del XIII tanto da far pensare che essi abbiano svolto un ruolo importante nella storia del vescovado”. Dal XV secolo diviene titolare del feudo la famiglia Thun di cui si dice che “non si può andare dal passo del Tonale all’Adige senza calpestare i terreni di proprietà dei Thun”, i Thun, che sono protagonisti di rilievo della grande nobiltà della Mitteleuropa tanto da avere palazzi a Praga e castelli in Boemia. Aldo Gorfer nella sua prima edizione della sua monumentale ricerca sui castelli del Trentino scrisse la seguente storia del castello.” Varimberto di Cagnò era canonico a Trento e vicedomino del principe (1147), Bertoldo è dall’ Inama considerato il capostipite conosciuto del casato. Ma è da ricordare quel Musone di Cagnò, presente fra i più eminenti feudatari vescovili, quali i da Cles, i da Madruzzo, i da Stenico, i da Caldonazzo, i da Livo, i da Pergine, i da Sejano, i da Castelbarco, a Riva il 4 aprile 1155. Quattro anni dopo lo troviamo (26 marzo 1159) nella chiesa di S.Michele di Riva tra i testimoni, sempre il fior fiore della nobiltà trentina, d’un documento riguardante la val di Ledro. Zuncone di Cagnò è tra i convenuti al palazzo vescovile di Riva (3 aprile 1172) alla cerimonia d’investitura a Enrico di Egna figlio di Giovanni del castello di Castelfondo, di un dosso presso Egna. Zuncone sarebbe figlio di Bertoldo e fratello di Rambaldo che è nominato nel 1181. Nel 1185 Zuncone appare insieme a Swikerio di Cagnò e altri nomi di questa illustre famiglia s’incrociano negli importanti documenti feudali di quel periodo. Zuncone e Rambaldo di Cagnò (alla riunione del 5 agosto 1185 svoltasi al guado di Cuitalo, a Bolzano, verso Fels, era presente anche Swikerio di Cagnò) sottoscrivono la fideiussione, assieme a Corrado di castel Firmiano, per 800 lire veronesi che il vescovo Alberto doveva versare ad Enrico conte di Appriano per la cessione dei feudi nelle valli delle Giudicarie. Nel 1191 un altro de Cagnò, il sig. Federico, prestò garanzia al vescovo per 43 marche d’argento. Varimberto II era nel 1210 e nel 1217 canonico di Trento, alcuni suoi parenti facevano parte della Curia dei Vassalli, Artovico e Saldino ricopersero la carica di gastaldioni vescovili a Malè; Rodolfo, Aincio e Arnoldo, filgi del fu Rambaldo di cagnò ricevettero, presente Porcardo, l’8 luglio 1235, dal vescovo Aldrighetto di Castel Campo, l’infeudazione della casa murata che qualche tempo prima il loro padre Rambaldo (o Arnoldo) aveva iniziato a costruire sul dosso di Caldes. E’ evidente che le concessioni vescovili furono la conseguenza diretta dei servigi che i nobili di cagnò resero alla chiesa tridentina in quei diffici anni di lotte e ribellioni. Essi militarono contro i gruppi guidati da Jacopo da Lizzana. Il fiero feudatario Lagarino e i suoi soci trovarono alleanza in Giselberto d’Enno che compi una serie di colpi di mano in Val di Non. Il principe vescovo Aldrighetto scatenò contro di lui i vassalli fedeli, quali il conte Gabriele di Flavon, Arpone di Cles, Oluradino, Arnoldo e Saladino di cagnò. I quali sono poi presenti all’elencazione delle malefatte di Jacopo da Lizzana e soci e alla sottomissione dei ribelli a Castel Pradaglia e nel palazzo vescovile di Trento nel 1234. Possedevano, oltre al castello avito, le rocche di Rumo e, pare, quella di Mocenigo, molini, case e decime(cioè il diritto ad avere la decima parte del raccolto) da Romallo al Mezzzalone. Verso la fine del secolo appaiono in decadenza e divisi in più rami ciascuno con il diritto di proprietà del castello. Godescalco, figlio di Bertoldo e marito di Elisa figlia di Aviano di Castelfondo, senza figli e forse stretto dal bisogno vendetta a Mainardo II conte del Tirolo la parte del castello a lui spettante e lo stesso castello di Castelfondo avuto dalla moglie. Ciò avvenne dopo il 1277 perchè in quell’anno egli, a Castel Cagnò in una stanza del Paòlazzo di Godescalco, sottoscrisse una dichiarazione riguardante una vendita di certe terre a Romeno. Nel 1391 il castello era diviso almeno tra due proprietari: ser Francesco (probabilmente un notaio) del fu Filippo di castel Cagnò venne investito dal vescovo Giorgio dei feudi che la sua famiglia aveva avuto dalla chiesa di Trento, tra cui la sua parte del castel di Cagnò. Concio del fu ser Vito di castel Rumo fu investito invece per sé e per il fratello Lienardo di una torre e della metà di castel Cagnò, di un palazzo e di casali esistenti nello stesso castello, del castello di Rumo con brolo e due pezze di terra arativa, di vigne, diritti di pesca, molini, di decime a Romallo, Cagnò, Lanza, Mocenigo, Corte, Mione, Marcena, ecc. Nel castello conservava pure diritti la linea di Caldes. Poco chiara appare tuttavia la portata dell’inframmettenza tirolese. Si sa che i da Cagnò (almeno alcuni di essi tra i quali il ramo di Caldes) attivamente parteciparono, a fianco dei d’Arsio, degli Alt Spaur, dei Rumo, dei Coredo di Valer e dei Cazzuffi di Tuenno, a quelle spietate guerriglie politico- espansionistiche tra nobili che tra il 1336 e il 1338 misero a ferro e fuoco le valli del Noce. Il vecchio maniero fu investito dagli armati dei Thun e la lotta si estese alle fortezze ed ai villaggi vicini. Poi fu controllato dai Rottenburgo ai quali fu strappato, assieme al castello di Castelfondo, dal duca d’Austria e conte del Tirolo Federico detto il Tascavuota, nel corso dei fatti d’arme conclusisi nel 1410 con la cattura di Enrico di Rottenburgo. Ritornato al Principato di Trento, il vescovo Giorgio II lo concesse nel febbraio del 1455 al nobile Antonio da Coredo, massaro delle valli del Noce. Egli in ginocchio, promise solennemente, nel castello del Buonconsiglio, fedeltà alla chiesa di S. Vigilio. Assieme alla fortezza ottenne un palazzo con casali a Cagnò, il castello di Rumo, il dosso di Busen nella Pieve di Sanzeno, molini, Regole e decime. Dieci anni dopo i beni dei signori di Cagnò, che sembra siano stati riuniti dal ramo dei Caldes, furono donati da Pretelle, ultimo dei Caldes stessi, ai figli di sua sorella Orsola moglie di Sigismondo di Thun. Giacomo, Baldessare e Simone Thun ricevettero così, oltre ai castelli di Caldes e della Rocca di Samoclevo, quelli di Cagnò, Rumo e Mocenigo. La cessione fu confermata nel 1469: Simone e Baldessare ebbero, tra il resto, mezza torre ed un palazzo nel castello. Le infeudazioni di Castel Cagnò continuarono ai Thun fin verso la fine del Settecento, anche se la vecchia rocca era da tempo in rovina. E in rovina appare già nel 1526 quando Joerg Koelderer la fissò nel ricordato disegno, custodito al Ferdinandeum di Innsbrueck.”.

Modalità di accesso

L’accesso non presenta barriere architettoniche ed è ben segnalato

Indirizzo

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