Descrizione
Significativa è la storia di S. Gallo, il romitorio di cui si scorgono le tracce nella roccia, alta sulla valle del Pescara. Il rimando a San Romedio è duplice. Anzitutto anche S.Gallo è un santo dell’orso, come San Massimino, San Corbiniano, che fa riferimento a Merano e San Lugano. E’ chiaro che l’orso era insediato in tutta la zona , non solo nei pressi del Brenta come oggi; il lupo umbro di S.Francesco viene cosi tradotto localmente nell'orso dei santi ricordati, che in gran parte sono, non a caso, in relazione con il Trentino - Alto Adige. San Romedio poi è una delle maggiori testimonianze- è venerato in tutto il Tirolo storico – della ripresa dell’ eremitismo attorno all’anno Mille. La stima ampliamente diffusa nell’occidente cristiano per la vita eremitica è attestata al di là della letteratura ecclesiastica, da tutta la poesia cavalleresca; in tutti i poemi della ricerca del Graal, Parsifal incontra sempre un eremita; re Artù fa sedere saggi eremiti alla sua tavola rotonda e così via. In valle di Non si hanno a San Romedio, a Santa Giustina, a San Gallo, al Palù di Coredo; eremo ospizio è Santa Emerenziana, all’imbocco della valle di Tovel. Ecco S. Gallo tenuto “in gran devozione dai paesi circostanti”, questo santo che anticipa, si potrebbe dire, l’ecologia con la sua alleanza con la natura simboleggiata dall’amicizia con l’orso; l’eremita a sua volta, sceglie di vivere a contatto con la natura, in luoghi che noi oggi definiremmo aspri e selvaggi, inospitali, ma che allora erano ritenuti ameni, che ripetevano, in ogni caso, le condizioni dei Padri della Chiesa, di quanti avevano vissuto, all’inizio della cristianità, in caverne o capanne all’aperto, con le bestie del bosco, nutrendosi di erbe, esposti al freddo e all’arsura, lontani dagli uomini, ma soli con Dio. San Gallo era una chiesetta molto semplice “ consistente - aveva annotato Simone Weber in un suo studio del 1911- in un abside circolare coll’altare ed una navatina rettangolare coperta da semplice tavolato”. Accanto alla chiesetta era annesso l’eremitaggio di cui si parla in documenti del XV secolo. Con un atto del 8 dicembre 1478, i vicini di Cagnò pregano il Vescovo di investire del romitorio il cappellano di Arsio, Giacomo Nassimbene, ma il pievano di Revò lo darà ad altra persona. Nel 1479 altro documento di protesta al Vescovo; nel 1491 il Vescovo concede il romitorio della cappella di San Gallo ad un prete delle diocesi di Metz.. Altri documenti, altri nomi di Romiti: Nicolò Buliche, Bartolomeo da Tres, Leonardo Bonamici da cote di Rumo, Giovanni Bartolomeo Bratia da Rumo. Nel 1579, gli atti visitali ci dicono che “il luogo era mal custodito, la cappella minacciava rovina e la casetta era aperta alle capre”. La visita del 1616 nota che manca il Crocefisso all’altare, che non c’è più un prete stabile e che i paramenti venivano custoditi a Revò. Successivamente sono ricordati i nomi di altri eremiti fino agli ultimi: Lorenzo Clauser da Romallo, dal 1697 al 1729; Stefano Martinelli da Revò e Nocolò Micheletti da Varollo: Ma gli atti visitali del 1742, dopo aver notato “grosse fessure nella facciata, il tetto fradicio ed i muri cadenti” attestano che “l’eremita dormiva solo una , due volte la settimana all’eremo. Nelle stagioni d’inverno, autunno e primavera abitava ora a Cagnò, ora a Revò e qualche volta a Romallo”. I visitatori scrivevano anzi al parroco di Revò: “i romiti di San Gallo a tutt’altro pensano ai doveri del proprio stato e stando per lo più lontani dal romitorio non hanno che l’abito che li distingue dall’esteriore dai secolari….Riguardo poi a fra Stefano Martinelli si intenderà privato dell’abito se in avvenire non dormirà nel refettorio e non si asterrà dal frequentare le osterie”. Il fenomeno dell’eremitismo , fiorente nel XVI secolo, si va indebolendo ovunque. Per San Gallo, gli atti visitali del 1766 dicono che “ il romitorio è vacanti e ridotto simile ad una spelonca di ladri” per cui ne consigliavano la demolizione perché” non avesse a servire da rifugio ad assassini e malviventi”. La chiesa era in condizioni deplorevoli. Per qualche tempo continuò ad essere officiata una volta all’anno, ma poi, trascurata e spogliata, riunò (Simone Weber) L’eco però era stata grande, ne parlarono tutti gli storici del Concilio di Trento da Gian Pirro Pincio al Mariani.