Descrizione
I segni del sacro nel territorio di Cloz (testi e immagini trascritti dal seguente libro “I segni del Sacro nel territorio di Cloz” scritto da Guido Omezzolli su incarico del comune di Cloz pubblicato in data Dicembre 1999)
Alla scoperta di Cloz: storia, natura e bellezza
Immerso tra prati e frutteti dell’Alta Val di Non, il paese di Cloz si adagia ai piedi del monte Ozolo, offrendo un paesaggio unico, dove la natura incontaminata si intreccia con una storia millenaria. Le sue origini risalgono al Neolitico, all’età del Bronzo e al periodo romano, come dimostrano i numerosi reperti archeologici rinvenuti: dalla stadera romana con il busto di Diana alle tombe tardo-imperiali di via Santa Maria, tracce tangibili di un passato ricco e stratificato.
Il borgo si è sviluppato attorno alle due antiche frazioni di Villa San Stefano e Villa Santa Maria, oggi unite in un tessuto urbano armonioso. Qui le architetture moderne convivono con dimore storiche restaurate, restituendo un’atmosfera autentica e suggestiva. Cloz conserva anche importanti testimonianze medievali, come i ruderi del “Ciastelac” e la preziosa Carta di Regola del 1550, che raccontano l’organizzazione comunitaria durante il periodo feudale.
Accanto al patrimonio storico, Cloz si distingue per la profonda spiritualità popolare che impregna il territorio. Chiese antiche, capitelli e affreschi sono segni di una fede vissuta nel quotidiano. Emblema di questa devozione è la “nuova” chiesa parrocchiale di San Stefano, costruita durante la Seconda Guerra Mondiale grazie all’impegno e alla generosità degli abitanti.
Capitelli e croci: segni di fede, memoria e identità
Il territorio di Cloz è punteggiato da simboli sacri che raccontano storie di fede, speranza e riconoscenza. Tra questi spicca l’edicola della Madonna di Lourdes, situata tra i meleti lungo la strada statale. Fu costruita come atto di gratitudine da Stefano Angeli, sopravvissuto miracolosamente a un incidente con il carro da fieno. L’attuale statua in gesso sostituisce quella lignea rubata negli anni ’50, ma il luogo è ancora oggi curato con devozione dai discendenti.
Altro simbolo potente è la croce del “Dos de la Cros”, da cui prende nome la località. Eretta come emblema della cristianità, è stata recentemente ricollocata su richiesta dei cittadini. Il crocifisso in lega, decorato con motivi di vite, richiama le parole evangeliche di Gesù: “Io sono la vite, voi i tralci”.
Un esempio commovente di devozione popolare è il capitello di Nostra Signora delle Anime del Purgatorio, costruito da Antonio Giuseppe Clauser come ex voto dopo essere sopravvissuto a un crollo in Germania. All’interno si trova un quadro restaurato nel 1964, raffigurante la Madonna col Bambino, e un’antica cassetta per le offerte.
L’affresco di Casa Mola: bellezza, fede e leggenda
Tra i più importanti esempi di pittura murale del territorio, l’affresco della Madonna Immacolata di Casa Mola si distingue per dimensioni, qualità artistica e valore simbolico. Collocato all’ingresso sud dell’edificio, nella contrada di Santa Maria, risale al XVIII secolo. Al centro della composizione, la Madonna è raffigurata in piedi su una mezzaluna, avvolta da un nimbo di luce e con Gesù Bambino tra le braccia, mentre gli angeli incoronano il suo capo.
Ai lati sono raffigurati quattro santi: Sant’Antonio Abate, riconoscibile dal maiale ai suoi piedi; San Sebastiano, trafitto dalle frecce; San Giovanni Battista, inginocchiato con la croce; e San Rocco, accompagnato da un cane e curato da un angelo, in riferimento alla peste. La tradizione locale narra che la famiglia Mola, sopravvissuta alla pestilenza, commissionò l’opera come ex voto.
In alto si nota uno stemma familiare, dipinto in doppio strato, forse segno di una modifica in corso d’opera o di un passaggio di proprietà. Il restauro ha riportato alla luce i colori originari e alcuni dettagli iconografici legati alla Madonna Immacolata, figura centrale nella protezione dalle epidemie.
L’affresco dell’Incoronazione della Madonna e gli intonaci del 1656
Un altro affresco di grande rilievo si trova su uno degli edifici più antichi di Cloz, riconoscibile per le eleganti decorazioni a graffito. L’opera raffigura l’Incoronazione della Madonna ed è attribuita al cosiddetto “pittore grafico”, autore anche di altri affreschi nella zona. Datata con certezza al 1656 (come inciso nella malta) l’opera mostra Maria inginocchiata tra le nubi, incoronata da Cristo, anch’egli in ginocchio. Sopra di loro, il Padre Eterno tiene la sfera mundi, simbolo del creato.
Lo stile sobrio, con tonalità di bruno, giallo e rosso violaceo, è tipico dell’artista. Una finta cornice e una tabella centrale – oggi illeggibile – completano un’opera di grande valore spirituale e semplicità espressiva.
La “Cros de mez”
Nel cuore del paese, tra le contrade di Santa Maria e San Stefano, si erge la “Cros de mez”, la Croce di Mezzo. Collocata nel punto che un tempo segnava la divisione del paese, fungeva anche da luogo di sosta durante le rogazioni religiose. Un’immagine del 1950 ne documenta la forma originaria, distrutta da una raffica di vento. L’attuale struttura in legno, ricostruita dalle famiglie Angeli e Canestrini, presenta un Cristo in stile baroccheggiante, protetto da un tetto spiovente con decorazioni lignee.
La croce del cimitero
Nel cimitero, inaugurato nel 1933, si trova una croce monumentale in marmo bianco di Lasa, donata da don Modesto Gembrini, che vi fu poi sepolto. L’opera è dello scultore Fioravante Zuech, autore di molte altre lapidi locali. Il Cristo, a grandezza naturale, guarda verso il paese, poggiando su un basamento che richiama l’ara romana, simbolo del sacrificio di Cristo.
Il capitello di Sant’Antonio da Padova
Lungo via San Stefano si trova infine il capitello dedicato a Sant’Antonio da Padova, una struttura in muratura che custodisce una statua lignea policroma alta oltre un metro. Realizzato tra il XIX e il XX secolo, ha conosciuto diversi spostamenti: dalla sua originaria posizione vicino all’attuale Cassa Rurale fino all’attuale collocazione, segno dell’affetto costante della comunità.
Il Cristo Benedicente
La statua del Cristo Benedicente si trova nel cortile della Casa delle Opere Parrocchiali. Alta oltre 3 metri, raffigura un Cristo in stile classico con tratti orientali, destinato originariamente alla Russia ma rimasto in Italia a causa della Prima Guerra mondiale.
Questi segni del sacro non sono semplici testimonianze architettoniche, ma espressioni profonde dell’identità di Cloz: raccontano una storia di fede, di gratitudine e di continuità. In essi si riflette l’anima del paese, ancora oggi viva nella memoria e nel cuore della sua comunità.